Orthopaedics Onlus

Il mio impegno professionale nel mondo del volontariato

In ricordo del Professor Alessandro Faldini

L’Italia ha perso la presenza fisica di un maestro di tanti ortopedici italiani, la migliore espressione della scuola ortopedica di Scaglietti a cui in tanti dicono di far riferimento, Il Professore Alessandro FALDINI. Ho avuto l’onore, tanti anni fa, di essere chiamato a Pisa, nel giorno in cui in facoltà c’era la lezione magistrale del professor Wagner, altro grande dell’ortopedia mondiale, che Lui mi ha presentato. Ho avuto l’onore di stargli a fianco, di godere dei suoi insegnamenti, di aver le sue parole di conforto nei momenti più tristi e difficile della mia vita di uomo e di medico. Ho avuto l’onore di sedere al suo fianco in facoltà e casa, nel suo e nel mio ambiente domestico. Mi ha fatto crescere dal punto di vista professionale, mi ha dato la possibilità di stare al suo fianco sia in sala operatoria, sia in facoltà, che in altre strutture, ma in particolare in Africa dove abbiamo creato un ospedale in cui nessuno credeva si potesse fare, dove abbiamo affrontato gli interventi più difficili senza mezzi, inseguendo sempre il motto di Orthopaedics “aiutiamo l’Africa a camminare”, e qualunque cosa dicesse era ed è per me ancora un momento di saggezza e di arricchimento del quale, oggi, ne faccio ancora più tesoro.

Nel valutare i casi più difficili aveva sempre la soluzione, e ti faceva pensare che fossi tu ad esporla quando, di fatti, era lui a farti arrivare a quelle conclusioni.

Ha gioito con me per i miei successi, mi ha confortato nei momenti tristi, con una parola, con una telefonata, con un messaggio, chiedendo anche indirettamente agli amici comuni: lui per me c’era sempre.

L’ultima missione in Camerun a marzo di quest’anno, nonostante si parlasse di rischi per le persone “adulte”, lui non si è tirato indietro, ed è stato veramente difficile per me e Olivia costringerlo a non venire. Ci siamo visti pochissimo tempo fa a Pisa perché mi aveva fatto capire che ci teneva molto a scambiare quattro chiacchiere di persona.

Già mi manca la sua voce graffiante e ho un grande rimpianto pensando a quante volte mi ha chiesto “chiamami Alessandro”, ma non ci sono mai riuscito, perché per me era ed è il Prof.

Solo adesso tra le lacrime di chi ha perso un tesoro di amico, un secondo padre, un maestro, nell’assordante silenzio del dolore mi permetto di dire: ciao Alessandro.